Bullismo: quando il silenzio ferisce più dei colpi. Al Teatro Alaleona di Montegiorgio una conferenza che ha scosso coscienze e aperto nuove strade educative.
Montegiorgio – Il 10 gennaio, al Teatro Alaleona, il bullismo è stato sottratto alla freddezza dei numeri e delle statistiche per essere riportato là dove nasce davvero: nelle relazioni umane. Una conferenza intensa, partecipata e a tratti scomoda, che ha restituito al fenomeno la sua reale dimensione, mostrando come non si tratti di una semplice “ragazzata”, ma di una ferita profonda capace di segnare un’intera vita.
Ad aprire il confronto è stata Lucia Zamponi, psicoterapeuta relazionale e specialista in EMDR, che ha guidato il pubblico dentro le dinamiche del trauma. Il bullismo, ha spiegato, non è solo ciò che accade nel momento dell’aggressione, ma soprattutto ciò che resta: ansia, vergogna, paura, silenzi che si stratificano nel tempo. Nei bambini e negli adolescenti colpiti, il trauma relazionale mina l’identità e la capacità di fidarsi dell’altro, soprattutto quando non viene riconosciuto e curato.
Uno sguardo più ampio è arrivato con l’intervento di Giuseppe Sorbo, esperto in antiterrorismo e analisi della violenza, che ha tracciato un filo diretto tra micro-violenza e macro-devianza. Il bullo di oggi, ha sottolineato, può diventare l’adulto di domani incapace di gestire il conflitto. La violenza, quando non trova contenimento affettivo ed educativo, evolve, si struttura, cambia forma, ma non sostanza. Da qui l’importanza cruciale della prevenzione.
Un messaggio forte e controcorrente è emerso con chiarezza: la prevenzione passa dall’educazione al legame. Roberto Bucci, project manager nel settore delle telecomunicazioni e presidente dell’associazione Shiseikan Europe, ha mostrato come le arti marziali tradizionali possano diventare un potente strumento pedagogico. Attraverso il Daito Ryu Aiki Budo e il Progetto Formativo Integrato “Club Haru”, l’arte marziale viene restituita alla sua funzione originaria: formare l’uomo prima del combattente, educare al rispetto, all’autocontrollo e alle virtù etiche.
Non insegnare a colpire, ma a contenersi. Non vincere sull’altro, ma su sé stessi. Questo il filo rosso che ha attraversato l’intera conferenza: il bullismo nasce dove mancano legami autentici, ma può essere disinnescato là dove si ricostruiscono relazioni sane.
Dal palco del Teatro Alaleona è arrivato un messaggio chiaro: educare non significa correggere un comportamento, ma prendersi cura di una persona.
