Il Lions Club Termoli Host, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Molise, ha ospitato giovedì 23 aprile 2026, presso l’Auditorium Comunale di Via Elba a Termoli, un intenso convegno dal titolo “Da Gaza al Libano: la pace impossibile tra Storia, Politica, Conflitti e Giustizia”.
L’iniziativa ha affrontato uno dei fronti più critici e attuali del mondo contemporaneo, invitando l’uditorio a riflettere su guerre prolungate, crisi umanitarie, responsabilità politiche e morali di chi narra e di chi vive questi conflitti.
Il convegno è stato moderato dalla giornalista Antonella Salvatore, che ha sottolineato l’urgenza di parlare di questi conflitti per non cedere alla routine dell’indifferenza. La Salvatore ha ricordato l’appello lanciato da Papa Leone durante la recente veglia per la pace: “Fermatevi” e “Basta con l’esibizione della forza”, parole che sono riecheggiate lungo tutto il dibattito.
Il presidente del Lions Club Termoli Host, Nicola Muricchio, ha illustrato gli obiettivi dell’evento, coerenti con la missione di servizio alla comunità, ribadendo la necessità di vincere l’indifferenza davanti a milioni di sfollati e alle troppe vite spezzate dai conflitti.
L’assessore Paola Cecchi ha recato i saluti dell’Amministrazione Comunale di Termoli, ricordando come la pace non sia solo una questione geopolitica, ma parte da ognuno di noi.
E’ seguito l’intervento, del Vescovo di Termoli-Larino, Monsignor Claudio Palumbo, che ha esordito con la frase “la Pace sia con voi”, sottolineando come la pace non sia impossibile, ma richieda la volontà di combattere gli egoismi individuali e le strutture di peccato che alimentano violenza e ingiustizia.
Il Presidente della zona B della VII circoscrizione Domenico Fabiano ha recapitato i saluti del Governatore del Distretto 108 A – Italy, Stefano Maggiani, che è intervenuto in collegamento, tracciando le prospettive dell’impegno dei Lions per una pace globale concreta e solidale.
Una riflessione profondamente teologica e filosofica sulla cosiddetta “pace impossibile” è stata introdotta da Padre Stefano De Luca, frate missionario e archeologo da anni attivo in Terra Santa. Il frate ha sottolineato come: la pace va “vissuta nella propria carne”, testimoniata e trasmessa attraverso scelte e azioni quotidiane. Secondo De Luca, la guerra nasce dalla negazione dell’altro, dalla volontà di sopprimere il diverso, mentre la pace è nemica della reciprocità e della legge del taglione. La guerra, come nella fisica, ad ogni azione fa corrispondere un’azione uguale e contraria quindi commisurata. La vendetta sacra, ammantata da ricerca della giustizia sta partorendo generazione di giovani traviati dalla violenta, che vivono il perpetuarsi di orrori inenarrabili. Per il religioso, la pace è un debito che si paga verso l’altro, un dono che richiede sacrificio e rinuncia al proprio ego. La vera rivoluzione per la pace è lotta contro sé stessi, contro la disinformazione, l’odio e la pigrizia morale. Gesù disse “Sono venuto a portare la spada”, proprio perché è il nostro egoismo e le nostre vecchie abitudini che devono morire, andiamo verso l’impossibile, la fede nella pace è praticare e realizzare l’impossibile, sta nel superare sé stessi, sta nel superare la materialità per realizzarsi e sublimarsi nel trascendente diventando esseri elevati. La pace può realizzarsi solo attraverso una rivoluzione e una trasformazione interiore.
Il giornalista Roberto Cetera, inviato de L’Osservatore Romano e corrispondente per il Medio Oriente, ha raccontato della triste realtà di Gaza e della Cisgiordania tra testimonianza diretta e analisi politica.
Cetera ha descritto una Gaza devastata, dove la città “non esiste più” e la popolazione sopravvissuta vive in condizioni disumane, con migliaia di persone ancora irreperibili sotto le macerie. Il conflitto risulta inoltre esacerbato da una narrativa di sterminio giustificata da un’interpretazione distorta della Bibbia.
Cetera ha denunciato come la verità sia la prima vittima della guerra, con centinaia di giornalisti uccisi proprio perché testimoni.
Il giornalista ha anche illustrato l’uso sempre più massiccio di tecnologie e dell’intelligenza artificiale nei conflitti, come i sistemi di riconoscimento facciale e i droni impiegati dall’esercito israeliano che hanno trasformato Gaza in un laboratorio di sperimentazione militare caratterizzato da elevati numeri di “vittime collaterali”.
Cetera ha poi analizzato la complessità delle identità a Gerusalemme – città occidentale per Israele, araba per i palestinesi – e della marginalizzazione dei cristiani, colpiti economicamente dalla crisi del turismo e dei pellegrinaggi.
Particolarmente toccante è stato il racconto di un suo incontro con la madre israeliana di un ostaggio, che ha riconosciuto il valore del perdono cristiano proprio per la sua valenza di consolazione. La donna ha chiesto a Cetera di trasmettere un messaggio di gratitudine a Papa Francesco per il suo impegno per la pace e per la liberazione degli ostaggi, apprezzando il dialogo del Pontefice con le famiglie coinvolte.
Questa testimonianza ha messo in luce come il dolore delle madri – sia palestinesi che israeliane – sia uguale e universale, e che la vera sfida sia imparare a riconoscere il dolore dell’altro, oltre le linee del conflitto per giungere ad una pacificazione.
Il convegno ha visto un’ampia partecipazione di stampa, autorità civili ed ecclesiastiche e cittadini attenti, dimostrando come il tema della pace, pur legato a scenari che possono sembrare lontani, abbia profondi risvolti etici, spirituali e politici anche nel contesto locale.
In conclusione, il presidente Nicola Muricchio ha ringraziato i relatori, Padre Stefano De Luca, Roberto Cetera, il Vescovo Monsignor Claudio Palumbo, le altre autorità intervenute, il pubblico e soci Lions, ribadendo che l’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di richiamare l’attenzione sulla necessità della pace e sul dovere di combattere l’assuefazione di fronte alle sofferenze che coinvolgono milioni di persone.
Il Lions Club Termoli Host, come da tradizione, ha confermato ancora una volta che “servire la società è la nostra missione”, con eventi che si propongono di sensibilizzare e accendere la coscienza civile di un territorio spesso più attento a ciò che accade altrove che alle proprie responsabilità di fronte alla storia.